
Nell’ambito di Più libri più liberi, Daniele Di Nunzio e Emanuele Toscano hanno presentato il libro che racchiude la loro ultima, accurata inchiesta, Dentro e fuori Casa Pound. Capire il fascismo del terzo millennio (Armando Editore). Oltre agli autori presenziano anche Monica Giandotti e Domenico Di Tullio, avvocato del movimento.
Dalle loro ricerche emerge che Casa Pound si configura come un movimento fondamentalmente sociale, la cui azione travalica una netta distinzione tra spazi dedicati alla politica in senso stretto e una dimensione esclusivamente quotidiana: per riuscire a comprenderne il senso senza pregiudizi occorre addentrarsi nella vita ordinaria dei suoi attivisti, dalle assemblee ai concerti, in una soluzione di evidente continuità. “Casa Pound - sostiene Daniele Di Nunzio - è un grande spazio di socializzazione dove l'individuo ha la possibilità di crescere intellettualmente, di crescere nella pratica, di essere coinvolto nelle iniziative in modo molto consapevole e partecipe”. Di grande importanza risulta essere anche la componente culturale che tale movimento veicola attraverso la centralità dell'informazione e dei tanti momenti di confronto. Altro aspetto da non sottovalutare riguarda la condivisione di valori e responsabilità che spesso i componenti di Casa Pound non trovano adeguatamente rispecchiati in un contesto sociale più ampio; osserva sempre Di Nunzio: “quello che tiene insieme le persone che stanno dentro Casa Pound sono sia dei valori che delle pratiche. I valori sono il rispetto, […] valore primario, il senso di responsabilità (in quanto c'è grande spazio lasciato agli individui di proporre delle iniziative, ma al tempo stesso chi propone delle iniziative si assume il carico di responsabilità di far sì che queste vengano portate avanti con successo), l'azione, l'attivismo e il coraggio […]; e sono valori che, spesso ci raccontavano, loro non trovano più nella società ma che riescono a ritrovare dentro Casa Pound, e su questo fondano anche la loro critica al sistema”.
Si discute anche intorno all'auto-appellativo che gli aderenti di Casa Pound si sono attribuiti, ovvero «fascisti del terzo millennio». Argomenta Domenico Di Tullio: “per 'fascisti del terzo millennio' s'intende certamente l'accettazione di un'eredità storica che tuttavia non è mai acritica, con il rigetto totale di alcune tematiche che sono state anche del fascismo, come ad esempio le discriminazioni sessuali, razziali o religiose. S'intende un recupero di altri aspetti, più positivi, dello stato-sociale, della comunità-patria, senza per questo essere troppo inquinati dall'idea di nazione”. A catturare l'attenzione è anche la natura segnatamente composita che caratterizza l'identità degli attivisti di Casa Pound, come annotato da Emanuele Toscano: “gli attivisti di Casa Pound non sono tutti fascisti: c'è una larga parte che si inserisce in quella che potremmo definire una zona grigia, cioé una collocazione che non ha una connotazione politica ben definita ma che trova in Casa Pound uno spazio di socializzazione da un lato, un momento di condivisione emotiva, esperienziale dall'altro”.

















